Una ragazza in gamba

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Le notti bianche di Berlino

 

di Karl Valentin

regia di Ivaldo Castellani

Compagnia Stabile Teatro R & G Govi

 

Karl Valentin, a buon diritto considerato il Charlie Chaplin tedesco, è il padre del cabaret germanico. Nato a Monaco di Baviera il 4 giugno 1882 e ivi scomparso il 9 febbraio 1948, fu attore e autore comico di innovazione, tanto da essere considerato un punto di riferimento per artisti come il drammaturgo e teorico del teatro tedesco Bertolt Brecht.

Lo stile di Valentin risente dello scanzonato spirito bavarese e i suoi sketch hanno costellato e divertito le notti berlinesi fra le due guerre, contribuendo a creare quel cocktail di musica, comicità e satira con un elegante accenno sexy, che va sotto il nome di “Kabarett”.

“Una ragazza in gamba” è una delle pochissime commedie di Valentin, che preferiva scrivere sketch di breve e media durata.

La vicenda è ambientata a Londra. Dafne, una giovane esuberante e volitiva, ama e vuole in sposo il benestante Giorgio Featherstone, timido e un po’ sprovveduto trentacinquenne. Il matrimonio è contrastato dall’ avvocato Enrico Ponsomby, padre di Dafne, che vuole rinviare le nozze di un anno. A a loro volta i due fidanzati vorrebbero stringere i tempi fingendosi già amanti e facendo credere che la giovane sia stata compromessa dal povero Giorgio, che si ritrova così suo malgrado in un groviglio di equivoci e apparenti complicazioni sentimentali in parte dovute a una macchinazione dell’integerrimo avvocato Ponsomby con la complicità dell’amico e collega Giacomo Banneston e in parte a una serie di malintesi, complicati anche dall’arrivo anticipato di un’amica di Dafne, Sadie, figlia di Banneston, che aveva a suo tempo avuto un piccolo flirt con Giorgio. A creare ulteriore confusione provvedono lo svaporato personaggio della signora Giulia Ponsomby, mamma di Dafne, irriducibile cultrice di enigmistica e quello di Hilda la governante di Giorgio, in prestito a casa Ponsomby. A corollario e contrappunto della commedia di Valentin, alcuni riferimenti a “Cabaret”, che contribuiscono a creare le atmosfere irripetibili delle scatenate notti bianche berlinesi degli anni ’40 che quasi presagivano quanto sarebbe accaduto da lì a poco, una citazione de “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin e un richiamo finale a “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders.